Quando Non Ho Più Blu, Metto Del Rosso

Categorie: Arte, Grafica e Illustrazione Di Alessia Fabbri

I suoi quadri sono fotografie ingrandite a dismisura, spezzate e ricomposte, esasperate da colori violenti, realizzati con i pantone della Letraset. I suoi disegni realizzati a pennino con china, acquerello e talvolta colorati con ecoline.

Dire che Graziano Origa è grafico, art director, giornalista, saggista, fotografo, editore, punk artist, poeta o, come si definisce lui stesso, “spirito libero e creativo, controverso, no-code, posseduto dal sacro fuoco della carta”, sarebbe comunque riduttivo. Tra i fondatori della Punk Art, un movimento artistico filosofico vicino all’universo Warholiano e ai miti americani degli anni ’60, alla fine degli anni ’70 edita e realizza il mensile di moda decadente “Punk Artist“, per il quale incontra artisti (Schifano), registi (Wertmüller), attori (Poli), ballerini (Kemp), stilisti (Armani), cantanti (Krisma), scrittori (Moravia), poeti (Burroughs). Una vita intensa, che non pretendiamo di raccontare in poche righe (vi rimandiamo però a Wikipedia, qui).

Di nuovo in Italia dalla fine degli anni ’80, Graziano Origa agisce border line sulle parole e sulle immagini, con piglio naïve, cult e vintage, e con i suoi potentissimi ritratti di celebrità – da William S. Burroughs a Bob Dylan, da Steve Jobs a Larry Page & Sergey Brin, da Maria Callas a Rita Levi Montalcini – tira fuori l’anima ai personaggi mitici, restituendo loro un volto più “umano” (qui un video-raccolta).

Parole e immagini sono oggi raccolti nell’archivio postcontemporaneo ospitato su Nòva de Il Sole 24 Ore.

Ah, il titolo di questo post è una citazione di Pablo Picasso :)